IX edizione - 2011
Settimane Musicali Internazionali della Comunità Collinare intorno al Lago
2010 2009 2008 2007

Concerto Inaugurale del Festival Musica sul Lago 2010
AZEGLIO, Torino
Sabato 24 luglio, ore 21.15 Piazza Massimo d’Azeglio
Orchestra Filarmonica Nazionale Ucraina
Coro di Dniepropetrovsk
Maffeo Scarpis
- direttore
Larissa Yudina - soprano
Giuseppe Veneziano - tenore
Ivan Marino - baritono

Carl Orff (1895-1982)
Carmina Burana (1937)
“Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae,
comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis”

Fortuna Imperatrix Mundi
I.O Fortuna
II. Fortune plango vulnera

I. Primo vere
III.Veris laeta facies
IV.Omnia Sol temperat
V.Ecce gratum

Uf dem Anger
VI.Tanz
VII.Floret silva nobis
VIII.Chramer, gip die varwe mir
IX.Reie
X.Were diu werlt alle min

II. In taberna
XI.Estuans interiuss
XII.Olim lacus colueram
XIII.Ego sum abbas
XIV.In taberna quando sumus

III. Cour d’amours
XV.Amor volat undique
XVI.Dies, nox et omnia
XVII.Stetit puella
XVIII.Circa mea pectora
XIX.Si puer cum puellula
XX.Veni, veni, venias
XXI. In truitina
XXII.Tempus est iocundum
XXIII.Dulcissime

Blanziflor et Helena
XXIV Ave formosissima
Fortuna Imperatrix Mundi
XXV. O Fortuna

Il manoscritto dei Carmina Burana, Codex Latinus Monacensis, fu rinvenuto, incompleto, nel 1803 nell’abbazia di Benediktbeuern nei pressi di Bad Tölz, al tempo della secolarizzazione dei conventi della Baviera.

La sua composizione si colloca tra il 1220 e il 1250, ed è pensiero comune che i Carmina Burana, considerati la più importante collezione di poesie medievali, provengano dal repertorio goliardico.

I goliardi fecero la loro comparsa verso la metà dell’XI secolo con lo sviluppo delle popolazioni urbane e gli sconvolgimenti che ne seguirono. Sono soprattutto studenti di religione, giovani chierici e girovaghi che per sopravvivere fanno di tutto: predicatori, mendicanti, giocolieri e musicanti, attori di strada. Intrattengono rapporti estremamente conflittuali con il clero in carica: le autorità ecclesiastiche rimproverano la loro ideologia epicurea, lo spirito sovversivo, mentre i goliardi, dal canto loro, criticano l’ordine costituito e manifestano propositi libertari e permissivi all’interno di un discorso morale spesso assi radicale, rimproverando alla Chiesa il suo gusto per il lusso e per il lucro, le sue compromissioni con la politica e l’allontanamento dal mondo reale.
I 315 componimenti poetici, 112 fogli di pergamena decorati con miniature, sono tutti in latino eccetto 47, scritti in alto tedesco. Trattano argomenti molto diversi tra loro, e dimostrano la poliedricità della produzione goliardica: da un lato inni bacchici, canzoni d'amore ad alto contenuto erotico e parodie blasfeme della liturgia, dall'altro sun moralistico rifiuto della ricchezza e una sferzante condanna alla sete di potere della curia romana.

Nel 1937 il compositore tedesco Carl Orff venne a conoscenza del manoscritto e lo musicò, modificandone in parte i contenuti.
La prima rappresentazione si tenne l'8 giugno 1937 a Francoforte sul Meno. La prima rappresentazione italiana invece fu eseguita al Teatro alla Scala in Milano, il 10 ottobre 1942.

L'opera è strutturata in un prologo e tre parti.
Nel prologo c'è l'invocazione alla Dea Fortuna, sotto cui sfilano i diversi personaggi emblematici dei vari destini individuali.
Nella prima parte si celebra la "Veris laeta facies", ovvero il lieto aspetto della primavera.
Nella seconda, "In taberna" ovvero "All'osteria", si hanno ascoltano canti goliardici.
La terza parte, "Cour d'amours" cioè "Le corti dell'amore", contiene brani che inneggiano all'amore e che si concludono con il coro di grazie alla fanciulla ("Ave, formosissima").
Nel finale si ha la ripresa del coro iniziale alla Fortuna. Quest'opera fa parte del trittico teatrale di Orff "Trionfi" che, composto in periodi diversi, comprende anche i "Catulli carmina" e il "Trionfo di Afrodite".

In caso di maltempo il concerto si terrà nella Palestra Comunale di Piverone.


Biella, Borgo Storico del Piazzo Palazzo Ferrero
Master-class di arpa, violino, chitarra

Concerti a Palazzo Ferrero
Martedì 27 luglio, ore 21.15

Glauco Bertagnin - violino
Simone Pagani - pianoforte

Edward Grieg (1843-1907)
Wiegenlied
Valse triste

Wolfgang Amadeus Mozart (1751-1797)
Sonata n. 27 KV 379
Adagio - Allegro - Tema con Variazioni - Allegretto
Ludwig van Beethoven (1770-1828)
Sonata op. 24 “La Primavera”
Allegro - Adagio molto espressivo - Scherzo - Rondò

Il violinista Schauchtner, amico della famiglia Mozart, racconta un episodio della vita di Wolfgang che può datarsi intorno al 1762, quando cioè Mozart aveva appena compiuto sei anni.

Un certo Wentzl, eccellente violinista e compositore dilettante, aveva portato a casa Mozart sei Trii da lui composti per eseguirli insieme al padre Leopold e a Schauchtner stesso.
Al piccolo Wolfgang fu concesso di eseguire la parte di secondo violino con Schauchtner.

“Così fu fatto – racconta Schauchtner - il piccolo Wolfgang suonò la mia stessa parte e subito mi resi conto di essere diventato superfluo; misi giù lo strumento e guardai il padre che aveva gli occhi pieni di lacrime per la meraviglia e la soddisfazione”. Sulle doti del figlio come violinista, Leopold Mozart (autore del primo Metodo per violino, edito nel 1756 e ancor oggi considerata opera di altissimo valore didattico, tradotto all’epoca anche in russo e ristampato nel 1922 a cura di Bernhard Paumgartner) molti anni dopo, nel 1777, avrà modo di esprimersi chiaramente indirizzandogli una lettera in cui si legge ”...non sai neppure tu come suoni bene il violino. Se ti impegnassi a suonarlo con eleganza, con sentimento, saresti certamente il primo violinista d'Europa”.

Violino – Glauco Bertagnin
dal 25 al 30 luglio
Arpa - Floraleda Sacchi
dal 28 al 30 luglio
Chitarra – Frédéric Zigante
dal 28 al 30
luglio

La Sonata KV 379 fa parte delle opere mozartiane del primo periodo viennese, composizioni realizzate su ordinazione, e tuttavia considerate nel tempo capolavori assoluti di perfezione formale e di equilibrio strumentale, grazie alla padronanza dell’Autore delle caratteristiche tecniche ed espressive sia del violino che del pianoforte.

Scritta a Salisburgo, la Sonata fu stampata dall'editore Artaria per sottoscrizione nel novembre del 1781 in una raccolta comprendente anche la Sonata KV 296 e le tre Sonate per violino KV 376, 377 e 378.
La raccolta ebbe subito grande successo, proprio perché il problema moderno, l'equilibrio delle due parti strumentali e la fusione dell'elemento virtuosistico con quello musicale sono magistralmente risolti.
Così ne scriveva Karl Friedrich Cramer nel suo Magazin fur Müsik: “Queste sonate, uniche nel loro genere, ricche di nuove idee e d’impronte del grande genio musicale dell’Autore, sono molto brillanti e condicevoli allo strumento. L’accompagnamento del violino è così artisticamente intessuto con la parte pianistica che i due strumenti appaiono costantemente trattati con pari attenzione. Queste Sonate richiedono, pertanto, un violinista e un pianista di egual valore”.

La Sonata op. 24 detta “La Primavera”, titolo che non risale a Beethoven, deve probabilmente la sua origine alla serena cantabilità che costituisce un carattere prevalente in questa pagina.
L’adagio molto espressivo è di nobile intensità meditativa. Segue lo scherzo, il primo che si incontra nelle sonate beethoveniane, pagina brevissima di straordinaria incisività. Il rondò conclusivo ripropone il riferimento ad ascendenti mozartiani per la sua sciolta eleganza e per il clima sereno che caratterizza tutto il pezzo.


Giovedì 29 luglio, ore 21.15

"Danze per arpa"
Floraleda Sacchi
- arpa
Monica Sanchez - nacchere

"All’origine della musica si trova il movimento ed è attraverso il suo studio che tutto ciò che è musicale deve poter venire fuori e prendere forma." (Emile Jaques-Dalcroze)

Enrique Granados (1867-1916)
Valses poeticos
Introduction, Vals Melodico, Vals Noble, Vals Lento, Vals Humoristico, Vals Elegante, Vals Sentimental, Vals Vivo, Final

Carlos Salzedo (1885-1961)
Suite of 8 Dances
Gavotta, Minuetto, Polka, Siciliana, Bolero, Seguidilla, Tango, Rumba

Enrique Granados (1867-1916)
Danzas Españolas
N. 2 Oriental, N. 5 Andaluza

Ernesto Lecuona (1895-1963)
Zambra Gitana

Isaac Albéniz (1860-1909)
Suite Española op. 47
N. 5 Leyenda, N. 7 Cuba

Carlos Salzedo (1985-1961)
Chanson dans la nuit

Venerdì 30 luglio, ore 18.00
Concerto conclusivo degli allievi delle master-class

"All’età di quattro anni non sapevo nulla di musica, ma i miei genitori, che non sono musicisti, mi comperarono un mangianastri e cassette di Beethoven, Ravel, Chopin, Mozart. Il mio divertimento era quindi piroettare e inventare coreografie su queste musiche, improvvisando le storie che quelle note mi suggerivano. La mia iniziazione musicale è quindi arrivata dal corpo che disegna la musica, un percorso danza-musica, non musica-danza, che ancora oggi s'insinua nella mia mente quando inizio a suonare. L’arpista (con braccia flessibili che rimbalzano ritmicamente, piedi che premono pedali e dita che passeggiano veloci tra le corde) e il danzatore spesso mi paiono sovrapporsi. Tra l’infanzia e il presente, il rapporto musica-danza non mi ha abbandonato: mi sono appassionata anche alle teorie di Moshe Feldenkrais e Frederick Matthias Alexander senza trascurare il Qigong o il Tai Chi Chuan cercando di applicare un movimento armonico per migliorare il mio suono e instaurare un rapporto corpo-strumento. Arrivando da tutto questo mi è parso impossibile non cercare di realizzare un programma dedicato a brani costruiti su ritmi di danza in cui sperimentare nuove coreografie e ricordare il piacere e la sensualità che da sempre si accompagna alla relazione musica-corpo."
Floraleda Sacchi

 

Floraleda Sacchi, comasca, si è diplomata nel 1997 e poi perfezionata con Alice Giles, Alice Chalifoux e con Judy Loman. Dal 1996 a oggi ha vinto 16 competizioni internazionali, sia come solista, sia in formazioni cameristiche (Concours UFAM, GMI, Premio Galbiati, TIM, Rovere d’oro, F. Schubert, ecc.). Nel 2003 è stata la musicista europea selezionata per la Sinfonia Toronto Concerto Competition, dove si è esibita con l’omonima orchestra al CBC Glenn Gould Studio. Interes- sata al repertorio solistico e alla musica da camera per arpa, ha intrapreso sin da giovanissima la carriera concertistica, suonando come solista in Europa, Nord America, Medio Oriente e Asia (Matsuo Hall Tokyo, Carnegie Hall New York, Konzerthaus Berlin, Gewandhaus Orchester Leipzig, ecc.). Tiene concerti con l’arpa a pedali, celtica ed elettrica, si è esibita anche sulle preziose arpe storiche della Victor Salvi Foundation a Lione (Salle Varèse). Presente in trasmissioni radio e televisive delle maggiori emittenti internazionali, collabora spesso con attori in spettacoli teatrali. Attual- mente dialoga musicalmente con Ottavia Piccolo nel mon- ologo “Donna non rieducabile” trasformato da RAI DUE in un film. La sua discografia comprende una quindicina di CD. Dal 2008 è l’unica arpista al mondo ad incidere per Decca.

 

Monica Sanchez, all’età di 4 anni inizia la sua formazione di ballerina jazz, classica e moderna. A 11 anni scopre il ballo classico spagnolo e il flamenco, che ha studiato a Barcellona presso la Scuola Queta Barceló con Rosalia Mulero, Pedro Vargas ed Emma Gimenez “La Salinera” e a Madrid con Silvia Morales. Ha perfezionato la tecnica sotto la guida di grandi ballerini di flamenco come Iñaki Márquez, Iván Alcalá, Sara Barrero e Antonio Vargas, Mara Martinez, Pastora Galván. Ha lavorato per anni in molte compagnie di alto livello tra cui la Compagnia di balletto classico spagnolo e flamenco “La Salinera”, “Temperamento Español” di Pepe Guerrero, “Faralaes show” di Silvia Morales, Antonio Garcia Company, Artsmedia Dancers, Company Ginpac, Company Lucero de Lora.

 

in caso di maltempo i concerti si svolgeranno all’interno di Palazzo Ferrero.


BORGO D'ALE, Vercelli
Sabato 31 luglio, ore 21.15
Cortile del Palazzo Comunale

Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Pasquale Corrado
- direttore
Marzia Castronovo - arpa

Andrea Manzoli (1977)
Triskelè

Richard Wagner (1813-1883)
Idillio di Sigfrido

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 1 in Do maggiore, op. 21
Adagio molto - Allegro con brio
Andante cantabile con moto
Menuetto: allegro molto e vivace
Adagio - Allegro molto e vivace

L'Idillio di Sigfrido è una delle poche pagine sinfoniche di Richard Wagner ed è sicuramente la più famosa. Un destino singolare, se si pensa che questo lavoro avrebbe dovuto essere del tutto estraneo alle sale da concerto. Si tratta infatti di un omaggio alla moglie Cosima per il suo trentatreesimo compleanno. A parte rare occasioni, su esplicita concessione della coppia, non sarebbe dovuto uscire dalle mura domestiche se otto anni più tardi Wagner non fosse stato costretto a pubblicarlo per far fronte a un urgente bisogno di denaro. Nell'agosto del 1870, Richard e la compagna si erano finalmente sposati grazie all'annullamento del precedente matrimonio di Cosima, regolarizzando così un'unione che nel giugno dello stesso anno era stata coronata dalla nascita dell'atteso figlio maschio, il piccolo Sigfrido. Wagner scelse un organico ristretto perché si tratta di un "idillio" e perché destinato a una esecuzione domestica.

Benché si tratti di un lavoro strumentale, la tecnica compositiva è quella definita da Wagner in ambito drammaturgico. Non vi sono cesure ma un flusso ininterrotto di suoni, intessuto da una trama di motivi in cui si dipana una storia non scritta. L'Idillio di Sigfrido è un poema sinfonico nel quale i due temi principali, il "motivo della purezza" e i "motivi del mondo", erano stati usati da Wagner nel duetto d'amore di Brunilde e Sigfrido nella seconda giornata della Tetralogia, ma non è solo al Sigfrido che Wagner pensa quando scrive questa pagina sinfonica. Allude anche a un più vecchio progetto musicale cui aveva messo mano nel luglio del 1864 e che avrebbe dovuto suggellare la felicità raggiunta con Cosima. A confermare che l'Idillio è un lavoro intimo riservato alla propria famiglia è la citazione di un frammento di ninnananna, intonato dall'oboe sullo sfondo degli archi, che qualche anno prima il compositore aveva annotato per la figlia Eva.
L'ascolto della pagina è di rara suggestione: sorprendentemente cangiante dal punto di vista timbrico, preserva tuttavia la riconoscibilità dei temi nel gioco contrappuntistico delle parti proprio grazie a un abilissimo uso dei colori. Più di tutti, cattura il "motivo della purezza" che impersona Sigfrido: semplice e trasognato, si annuncia sin dalle prime note nella voce del primo violino e poi torna incessantemente soggetto a una trasformazione che ne altera il contorno timbrico e armonico senza perderne però la forte connotazione primaria.

La Sinfonia n. 1 in Do maggiore di Ludwig van Beethoven, composta fra il 1799 e 1800, fu eseguita per la prima volta il 2 aprile 1800 a Vienna. Beethoven si avventurò relativamente tardi nel mondo sinfonico: all'età in cui finì di licenziare la sua prima sinfonia, Wolfgang Amadeus Mozart ne aveva già composte trentasei, e Joseph Haydn quasi venti. Era perciò ben lontano da una maturazione stilistica paragonabile a quella dei suoi predecessori. Questa sinfonia è un'opera dall'identità incerta, divisa tra i riferimenti al passato e l'incombenza di un futuro che si lasciava intuire solo a tratti.
Nel tempo che trascorse tra gli abbozzi, subito interrotti, di una prima composizione sinfonica (risalenti agli anni 1794-1795) e il completamento della prima sinfonia, la principale preoccupazione di Beethoven fu di elaborare, più che una tecnica di scrittura, una strategia compositiva che permettesse di contenere tutta la ricchezza delle sue idee all'interno dell'architettura classica. Il compositore procedette infatti con uno sdoppiamento di piani che si sarebbe rivelato decisivo lungo tutta l'evoluzione del suo linguaggio orchestrale: la grammatica profonda della sinfonia rispetta i canoni del linguaggio classico, mentre in superficie l'accumulo incessante dei materiali produce la sensazione di un fluire ininterrotto, irregolare, tale da aprire l'organismo chiuso della sinfonia a ogni sorta di invenzione e di improvvisazione.

in caso di maltempo il concerto si terrà all’interno del Teatro Comunale


PALAZZO CANAVESE, Torino
Martedì 3 agosto 2010, ore 21.15
Piazza della Chiesa Parrocchiale

Film & Music:le più belle colonne sonore

Con il Campione del Mondo
di Fisarmonica Gianluca Campi
Magnasco Movie Quartet
Gianluca Campi
- fisarmonica
Andrea Cardinale - violino
Francesco Gardella - clarinetto
Alessandro Magnasco - pianoforte

Il concerto, interamente dedicato all’esecuzione di alcune tra le più famose colonne sonore, è un coinvolgente viaggio nella produzione musicale cinematografica: ogni brano sarà preceduto da una breve introduzione riguardante il film per il quale è stato composto e da alcuni aneddoti sui compositori.

Nino Rota (1911-1979)
Amarcord - La Dolce Vita - Il Padrino - La strada

Elton John (1947)
Re Leone (1984)

Alan Menken (1949)
La sirenetta (1989)

Scott Joplin (1867-1917)
The Entertainer (La Stangata, George Roy Hill, 1973)

Ennio Morricone (1928)
C’era una volta il West - La leggenda del Pianista sull’oceano

Carlos Gardel (1890-1935)
Por una cabeza (Profumo di donna)

Ennio Morricone (1928)
Giù la testa - C’era una volta in America
Il buono, il brutto, il cattivo

Sting (1951)
Tango di Roxanne (Moulin Rouge!, Baz Luhmann, 2001)

George Gershwin (1898-1937)
Un Americano a Parigi (Vincente Minnelli, 1951)

Nicola Piovani (1946)
La vita è bella (Roberto Benigni, 1997)

Astor Piazzolla (1921-1992)
Oblivion (Enrico IV, Marco Bellocchio, 1984)
Libertango (Frantic, Roman Polanski, 1988)

Gianluca Campi è unanimemente considerato uno dei migliori virtuosi di fisarmonica italiani, come testimonia la sua vittoria al Trofeo Mondiale di Fisarmonica del 2000.
Ha iniziato a studiare fisarmonica a 11 anni con il M° G. Bicchieri e a 12 anni ha vinto il Concorso Internazionale di Vercelli e il Campionato Italiano. Il M° W.Beltrami lo definì un enfant prodige, “il Paganini della Fisarmonica” sia per l’interpretazione, sia per l’amore dimostrato verso le trascrizioni delle musiche del virtuoso violinista. Come solista si è esibito in vari teatri nazionali ed esteri tenendo concerti con grande riscontro di critica e pubblico. Il suo repertorio spazia da classici come Bach, Adamo, Volpi, Schubert, Rossini, Albeniz, ad una rilettura tanto originale quanto inedita di opere virtuosistiche di Paganini come i Capricci e gli Studi.

I musicisti del Magnasco Movie Quartet si sono esibiti in quasi tutto il mondo (Italia, Francia, Spagna, Svezia, Belgio, Germania, Svizzera, Austria, Portogallo, Repubblica Ceca, USA, Brasile, Uruguay, Giappone, Corea, Malesia, Australia), sia da solisti sia collaborando tra loro, riscuotendo sempre il plauso di critica e di pubblico. Questo ensemble, partendo dall’assoluto valore solistico dei singoli componenti (tutti vincitori di Concorsi Internazionali per il proprio strumento), sono riusciti a dare vita ad un gruppo in cui le individualità si amalgamano felicemente in un’unica identità interpretativa. Recentemente ospitati da alcune tra le più importanti associazioni musicali italiane, si sono distinti soprattutto per l'affiatamento e le ricercatezze dinamico-interpretative. Il Magnasco Movie Quartet incide per la DRC - Dryno Record Company.

in caso di maltempo il concerto si terrà presso il Centro Comunitario A.Olivetti


SETTIMO ROTTARO, Torino
Sabato 7 agosto 2010, ore 21.15
Piazza della Chiesa Parrocchiale

Moni Ovadia - voce narrante
Emanuele Segre - chitarra

Platero y yo
Testo di Juan Ramón Jimènez
Musica di Mario Castelnuovo-Tedesco

Asinografia
Platero
La primavera
Amicizia
La ninna-nanna
I passeri
I gitani

Carnevale
La luna
Giuochi dell’annottare
La tisica
La morte
Malinconia

Pavane pour une infante défunte
Maurice Ravel, trascrizione per chitarra sola
di Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968)

L’opera del poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez, premio Nobel per la letteratura, è dedicata alla storia dell’amicizia tra Platero - un asino - e il poeta. È un poema scritto in prosa, un componimento che evoca un mondo agreste in bilico tra fantasia e realtà, sullo sfondo del paesaggio andaluso. Il poeta fa riferimento alla vita e ai sentimenti dell’asino per conoscere e riflettere sulla natura e sul mondo degli uomini. In piccoli quadri, egli narra l’esistenza di Platero che, con il poeta, ripercorre le strade di Moguer - i luoghi della giovinezza di Jiménez - aiutandolo a ritrovare in questo viaggio il sentimento della vita. Tra illusioni e certezze, l’asinello conduce il poeta nelle zone dove il mistero del vivere si ricompone e la poesia del tempo riesce a restituire il sentimento forte che scorre su cose umili e belle. Il fare poesia diventa qui ricerca della saggezza, che trova il suo centro in un’ accettazione della vita, capace di riconoscere come parte di sé anche il dolore e la morte.

Nato a Firenze nel 1895, Mario Castelnuovo-Tedesco divenne presto uno dei compositori più eseguiti e conosciuti della sua generazione. Fra i vari “grandi” che frequentarono con amore la sua musica, si ricordano Toscanini, Heifetz, Piatigorski, Gieseking e Segovia. Dopo la promulgazione delle leggi razziali in Italia il compositore riuscì, con il sostegno di Toscanini e di Heifetz, a rifugiarsi con la famiglia negli Stati Uniti dove rimase fino alla morte, nel 1968. Grazie alla sua fiducia nelle potenzialità espressive della chitarra, e anche all’amicizia e alla collaborazione con Andrés Segovia, Castelnuovo-Tedesco dedicò a questo strumento numerose composizioni. Pur avendo scritto sempre in modo molto tradizionale, il musicista fu uno dei primi a comporre nel XX secolo un concerto per chitarra e orchestra. Inoltre, egli sperimentò audaci abbinamenti, proponendo per la chitarra combinazioni inconsuete come è nei casi del Romancero Gitano per coro e chitarra e di questo Platero y yo per voce narrante e chitarra. Platero y yo – il delicato affresco che allinea centotrentotto liriche in prosa di Juan Ramón Jiménez – è una sequenza di ‘quadri narrativi’ nei quali il grande poeta spagnolo immagina di parlare con il suo asino. Di tali ‘quadri’ Castelnuovo-Tedesco ne scelse accuratamente ventotto, rivelando un talento magistrale nel trovare la misura per inserirsi con musica di eccellente fattura nella trama del capolavoro di Jiménez. Mario Castelnuovo-Tedesco ha concepito questa opera come melologo: il testo viene recitato seguendo la partitura musicale.
Il dialogo tra il narratore e il musicista scorre intenso e la musica non si limita a un semplice commento, ma collabora con il testo alla creazione di un unico discorso poetico.
In questa serata, Moni Ovadia e io presentiamo tredici liriche, individuate fra le più rappresentative. Esse rispondono, in termini sia poetici che musicali, ai nostri gusti. La selezione comprende anche una lirica (con la quale Ovadia apre la serata) che Castelnuovo-Tedesco non musicò ma che appare particolarmente significativa. La performance termina, in morte di Platero, con l’esecuzione della Pavane pour une infante défunte di Maurice Ravel, trascritta da Castelnuovo-Tedesco per chitarra sola: una trascrizione rimasta a lungo inedita, che mi fu affidata nel 1995, cioè nel centenario della nascita del compositore, da uno dei suoi figli.
Emanuele Segre

 

in caso di maltempo il concerto si terrà nella Chiesa Parrocchiale


COSSANO CANAVESE, Torino
Giovedì 12 agosto 2010, ore 21.15
Piazza della Chiesa Parrocchiale

1861-2011
Aspettando il 150° dell'Unità d'Italia

“Le Romanze da camera" di Giuseppe Verdi all'epoca del Risorgimento Italiano

Nuovo Insieme Strumentale Italiano
Hiroko Morita - soprano
Antonio Amenduni - flauto
Sergio Patria - violoncello
Elena Ballario - pianoforte

Elaborazioni e trascrizioni di Elena Ballario

Giuseppe Verdi (1813-1901)
Il poveretto
Ad una stella
Stornello
Deh pietoso, oh Addolorata
La zingara
Valzer in fa maggiore (solo trio)

Ave Maria
L’esule
L’abandonnée (solo trio)
Perduta ho la pace
Il tramonto
Chi i bei dì m’adduce ancora
Lo spazzacamino

Il Verdi non operistico
L’Ottocento musicale italiano può essere a pieno titolo considerato "il trionfo del canto". Esso veniva coltivato sia nei teatri, sia nei fastosi saloni dei palazzi aristocratici come nei più modesti salotti borghesi dove, con l’ausilio del pianoforte, si dava voce ad un genere più intimo, normalmente precluso ai clamori del palcoscenico, e tuttavia ugualmente amato: la romanza da camera.
Il Verdi non operistico comprende molta musica sacra e strumentale, destinata per lo più alla locale Società filarmonica.
Ricordiamo di questo periodo (1836-1839) un "Tantum ergo", che il compositore giudicò molto severamente negli anni della propria maturità. Dall'Oberto (1839) abbandonò, per oltre vent'anni, i generi non operistici, con l'eccezione della musica da camera, fra cui alcune romanze da salotto: le Sei romanze (1838) e Album di sei romanze (1845) per voce e pianoforte, e il Quartetto per archi in mi minore (1873).
Le Romanze da camera di Giuseppe Verdi occupano un posto importante nella sua produzione artistica. Il compositore stesso chiama le sue arie "composizioni da camera" o "romanze". La loro scrittura è piuttosto leggera e il loro sostegno semplice, caratteristico delle sue opere giovanili.
Queste opere trovano radice del melodramma. Difficile non accorgersi dei loro rapporti in romanze come "In solitaria stanza", sorprendente premonizione di "Tacea la notte placida", o in "Chi i bei dì m'adduce", in cui si scorge il profilo di certi sfoghi appassionati di Violetta.
La versione inedita presentata in questo concerto è realizzata come elaborazione della parte di sostegno per trio flauto, violoncello e pianoforte: linee leggere, contrappunti, dialoghi rendono il programma piacevolmente rinnovato e arricchito di timbrica e colore cameristico che talvolta assume carattere teatrale, ma sempre discreto e raffinato.

in caso di maltempo il concerto si terrà nella Chiesa Parrocchiale


PIVERONE, Torino
Domenica 15 agosto 2010, ore 21.30
Piazza Lucca

“Vente conmigo”
Spettacolo di musica e danza flamenca

Compagnia FlamencoVivo
Lara Ribichini, Francesca Stocchi,
Patricia Rodriguez, Dario Carbonelli,
Emilio Cornejo, Massimiliano El Bicho e
Sameh Rezk - ballerini
Daniele Bonaviri - chitarra
Sergio Varcasia - chitarra
Gabriele Gagliarini - percussioni
Josè Salguero - voce
Juan Carlos Garcia - violino

Direttori Artistici e Coreografi
Lara Ribichini e Dario Carbonelli
Direttore Musicale
Daniele Bonaviri

Uno spettacolo avvincente, che fonde musica e danza, forza e poesia. Alternanza di immagini suggestive, create dai momenti in cui si esprime un solista al movimento corale e compatto della compagnia intera.
"Vente conmigo", frase consueta del cante flamenco da cui lo spettacolo prende il nome, in questo caso è soprattutto un invito a seguire un percorso guidato di musica e danza in un disegno artistico che vuole rappresentare il flamenco come una forma teatrale completa e universale.

La compagnia FlamencoVivo nasce nel 1998 dall’unione di artisti del panorama flamenco nazionale e spagnolo, sotto la guida di Lara Ribichini e Dario Carbonelli, direttori artistici e coreografi degli spettacoli presentati dalla Compagnia in molti festival e teatri italiani, tra i quali il Teatro Greco di Roma in Flamenco Tango Jazz, Festival Italiarte di Mediascena, Musica Nei Musei per il Comune di Roma, Rapallo, Riccione, Trapani per il luglio musicale trapanese, Campobasso, Duronia.

Flamencovivo presenta il flamenco nella forma più completa di interazione artistica musica e danza, trasportando lo spettatore nel clima autentico del baile flamenco moderno, senza trascurare la tradizione del passato dei grandi maestri, e l'esperienza maturata con la permanenza a Siviglia dal 2000 al 2005 (solisti nella compagnia di Javier Cruz) la qualifica tra le più importanti compagnie del panorama flamenco.
Si avvale, inoltre, della collaborazione di professionisti che hanno maturato una notevole esperienza professionale nel settore, quali Antonio Porro (guitarra), Daniele Bonaviri (guitarra), Jose Salguero (cante), Alejandro Villaescusa (cante), Fabrizio de Melis (violino), e tanti altri.
Tre sono gli spettacoli in repertorio rappresentati nell’arco degli anni: con “Encuentro” e “Aire Flamenco” FlamencoVivo ha toccato moltissime città italiane ed europee (Bari, Avellino, Siracusa, Ostuni, Brindisi, Taranto, Orvieto, Tempio Pausania...). Nel settembre 2005, di particolare rilievo la partecipazione solistica all’Auditorium nella Notte Bianca di Roma per il primo Festival Flamenco.
“Vente Conmigo”, creato per l’estate 2010, è stato rappresentato in anteprima a Roma per il Festival Italiarte di Mediascena.

in caso di maltempo il concerto si terrà presso la Palestra Comunale di Piverone


VIVERONE, Biella
Cella Grande di San Michele
Mercoledì 18 agosto 2010, ore 21.15

“Note d'acqua presso il Lago”
di Giorgio Appolonia
Percorso poetico musicale
intorno ai vari aspetti del Lago

Pamela Villoresi - voce recitante
Linda Campanella - soprano
Elena Ballario - pianoforte
Giorgio Appolonia - narrazione

Le metamorfosi dell’acqua
Frederick Chopin (1810-1849)
La goccia d’acqua
Claudio Magris (1939)
Danubio, “La targa indica la –una?-”
Franz Schubert (1897-1828)
Die Forelle

I colori del lago
Franz Liszt (1811-1886)
Jeux d’eau à la Villa d’Este
Giovanni Verga (1840-1922)
I dintorni di Milano
Gennaro Napoli
L’onda del lago a sera
Alessandro Manzoni (1785-1873)
I promessi sposi ”Addio monti”

Le fiabe del Nord
Franz Liszt (1811-1886)
Al lago di Wallenstadt
Antonin Dvořák (1841-1904)
Rusalka “Canto alla luna”

L’anima del lago
Claude Debussy (1866-1918)
Jardins sous la pluie
Giacomo Leopardi (1798-1837)
La vita solitaria
Claude Debussy (1862-1918)
Jardins sous la pluie
Daniele Acciariello (1956)
La vita nascosta
Gioacchino Rossini (1792-1868)
da La donna del Lago “Tanti affetti”

L’incubo, la follia
Claude Debussy (1862-1918)
La cathédrale engloutie
Antonio Fogazzaro (1842-1911)
Malombra
Ambrois Thomas (1811-1896)
da Hamlet “Partagez vous mes fleurs”

Una serata dedicata all’acqua, in termini più specifici all’acqua - più verde e grigia che azzurra - del lago: sì, perché il lago non è il riflesso di cangianti terre e paesi bagnati al passaggio, non movimento perenne e senza tregua (il fiume), non bonaccia o tormento (il mare che unisce e che divide), bensì habitat ideale per la meditazione, la riflessione, il ripiegamento su se stessi. E altresì panorama ed eco di vitalità pittoresche e gioiose emozioni. Muoviamo dalle metamorfosi dell’acqua, dalla goccia d’acqua – o di pioggia – che genera la vita, al variato trascorrere attraverso il torrente, il ruscello, il fiume, il mare.
Ci fermiamo tuttavia davanti al lago, stupefatti ai colori stagionali del lago innanzitutto, perché il lago è bello, variopinto, e non sinonimo assoluto – come alcuno crede – di malinconia. E’ un contenitore ricco di fiabe e di leggende che trascorrono dagli algidi bacini del nord, gonfi di ghiacci, donne guerriero e ondine, ai rotondi e placidi laghi vulcanici del sud. E dovunque musica, canzoni, scintillio di bagliori solari, evocazione di ombre notturne.
Il lago anche come panorama della solitudine, degli incubi e della follia. Figlio del fiume, fratello minore del mare, il lago ha ispirato poeti dell’anima – Manzoni, Leopardi, Fogazzaro -, turisti dello spirito – Verga – e in musica l’instabile emotività di Chopin e Schubert, il franco esibizionismo teatrale di Rossini, l’impalpabile impressionismo di Debussy, l’incerta ricerca cromatica di Thomas. Lucia Mondella, Elena Douglas, Marina Malombra, Ofelia ci accompagnano in un viaggio dove l’acqua da semplice elemento naturale si trasfonde anche nell’amnios quale magico custode della vita dell’uomo.
Giorgio Appolonia

Giorgio Appolonia collabora con la Radio Svizzera di Lingua Italiana – Rete 2, per la quale conduca la trasmissione "Il ridotto dell'opera", ha preso parte a specials dedicati a Verdi, Donizetti, Dvorak, Hugo, Lutero, i Borgia, Scala di Milano, Arena di Verona. Ha scritto sceneggiati quali "Farinello" e "Profondo Scarlatto" per la regia di Claudio Laiso, firma per riviste internazionali quali Nuova Rivista Musicale ed. Eri-Rai, Opéra-International di Parigi, Donizetti Society di Londra, Rivista del Museo della Scala, Rilm Center di New York, Scherzo di Madrid; Opera di Milano, Accademia Filarmonica di Bologna.
Ha pubblicato monografie sulle voci di Rossini, Giuditta Pasta, Carlo Guasco, Domenico Reina. È inoltre autore di intrattenimenti scenico-musicali attorno a Mozart, Rossini, Donizetti, Bellini, Schubert, Liszt, Verdi. Ha preso parte a convegni sulla didattica musicale e sulla vocalità ed, essendo laureato in Medicina e Chirurgia, sul malfunzionamento della voce artistica (Università dell’Insubria, Scuola di Foniatria di Ravenna, Monte Verità di Ascona, Salsomaggiore e Abano Terme).
Nel 2009 è stato ospite della diretta televisiva RSI di La Bohème im Hochhaus a Berna per la regia televisiva di Mike Stauss.

in caso di maltempo il concerto si terrà all’interno della Cella Grande di San Michele


MAGLIONE, Torino
Sabato 21 agosto, ore 21.15
Località Lago

The Apollon Quartet
Pavel Kudelásek, Radek Křižanovský
- violini
Pavel Ciprys - viola
Pavel Verner - violoncello

Frantisek Xaver Richter (1709-1789)
Quartetto d'archi in Do maggiore op. 5
Allegro con brio - Andante poco - Rincontro

Antonin Dvořák (1841-1904)
Quartetto d'archi in Mi maggiore op. 96
Allegro, ma non troppo - Lento – Scherzo, Allegro vivace - Vivace, ma non troppo

Franz Schubert (1797-1828)
Quartetto d'archi in re minore "La morte e la fanciulla” D810
Allegro - Andante con moto - Scherzo, Allegro molto - Presto

Frantisek Xaver Richter, compositore, violinista e cantante moravo, operò principalmente in Europa e fu uno dei massimi esponenti della scuola di Mannheim, con uno stile che preannuncia lo stile classico-viennese, ancora influenzato però dal Barocco.

Il Quartetto per archi n. 12 in Do maggiore op. 96, soprannominato “l'Americano” è uno dei pezzi più popolari di musica da camera del compositore ceco Antonín Dvorák, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1892. Dvorák compose il quartetto nel 1893, nello stesso periodo in cui creò il suo capolavoro: la Sinfonia n. 9 in mi minore “Dal nuovo mondo”.
Dvorák stesso dichiarò che non avrebbe mai potuto scrivere tali opere se non avesse visto l'America.
Nel Quartetto si possono incontrare elementi espressivi nuovi, propri del nuovo mondo, come il desiderio malinconico di uno spiritual afro-americano, l'imitazione rapsodica del canto di un uccello, e nel movimento finale la composizione suggerisce fortemente la presenza di una ferrovia. La prima esecuzione ebbe luogo il 1 gennaio 1894 a Boston, al concerto del Quartetto Kneisel. Il 12 gennaio 1894 fu eseguito a New York, alla Carnegie Hall.

Il Quartetto "La morte e la Fanciulla" ha origine da un Lied dello stesso Schubert, quel "Das Tod und das Maedchen" composto nel 1817 su un breve poema di Mathias Claudius. Il Quartetto ebbe un destino davvero singolare: mentre altre composizioni cameristiche del musicista austriaco suscitarono un immediato successo presso i suoi colti amici e presso il pubblico viennese, "La Morte e la Fanciulla" fu incompreso. Nonostante una revisione strutturale, Schubert incontrò forti difficoltà a farla pubblicare da Schott e fu così che il Quartetto venne pubblicato soltanto quattro anni dopo la morte del compositore, e presso Czerny.
Il primo movimento si apre con una figura ritmica che apparirà anche in seguito nella partitura schubertiana, una specie di ossessivo "segnale" dal carattere beethoveniano, che genera immediatamente un clima drammatico e che ritorna prima di concludere lasciando in sospeso il clima di minaccia. “L'Andante con moto" è un po' il centro gravitazionale di questa composizione: viene enunciato lentamente il tema della Morte che, nel Lied dice alla Fanciulla "Non temere, dammi la mano, io sono tuo amico". Su questo tema si costruiscono cinque variazioni che però mantengono un essenzioale carattere comune: il tema della Morte, che si ripete ostinatamente fino alla deformazione quasi grottesca della cellula iniziale. L'ultima variazione perde però la drammaticità iniziale, quasi una promessa della serenità del sonno eterno. Nello "Scherzo" il tema iniziale assomiglia molto a quello attribuito da Wagner al Nibelungo Mime nell'"Oro del Reno"; su questo s'innesta il "segnale" della Morte dell'Andante precedente che, alla fine, si allargherà ritmicamente per sottolineare la conclusione. Bellissimo il "Presto" finale, una “danza macabra" che costituisce una specie di tutt'uno con il movimento.

Il repertorio dell’Apollon Quartet comprende compositori classici come Mozart, Beethoven, Dvoràk e Janacek, ma anche nomi inusuali per la musica da camera, come Gillespie, Coltrane e Corea. Questo è il punto di forza di questo quartetto, che attrae pubblico e positive critiche in ogni sua performance. L’incisione di numerosi cd nei quali si possono riconoscere diversi stili musicali, la partecipazione a diversi prestigiosi festival tra cui Bruckner Festival di Karlsruhe, Festival di Musica da Camera di Bolzano, nonché in tournée in diverse nazioni (Giappone, Spagna, Germania, Belgio, Inghilterra), hanno fatto sì che l’Apollon Quartet sia conosciuto universalmente. Per le performaces che vedono in primo piano le composizioni jazz, il quartetto si avvale degli arrangiamenti del Turtle Island String Quartet. Dal 1995 l'Apollon Quartet ha realizzato cinque cd di musica classica e due di jazz: “Apollon in jazz” e “Una Notte in Tunisia”. L'Apollon Quartet ha vinto la Beethoven International Competition per la miglior interpretazione beethoveniane. La Televisione della Repubblica Ceca ha trasmesso documentari e filmati di successo di concerti del quartetto Apollon, che dal 1997 ha preso parte a numerosi progetti della Radio Ceca e della Radio Praga Symphony Orchestra.

in caso di maltempo il concerto si terrà all’interno della Chiesa Parrocchiale di Maglione

Scarica la locandina con le date dei concerti o il libretto della stagione
Biglietto intero: 10 euro - Biglietto ridotto: 8 euro Segui la nostra pagina su Facebook